Le coperture per i rischi tributari trasformano l'incertezza in rischio gestito, offrendo protezione economica contro le contestazioni del Fisco. Per chi sono strategiche, quando e perché
Nelle operazioni di M&A, nelle cessioni d’azienda e nelle riorganizzazioni societarie, il vero rischio non sempre emerge al closing: può arrivare anni dopo, sotto forma di accertamento fiscale. Per questo la polizza a copertura del rischio tributario sta diventando uno strumento sempre più strategico per proteggere prezzo, patrimonio e continuità dell’operazione. Il mercato delle operazioni straordinarie sta cambiando. Alla tradizionale attenzione per la due diligence legale, finanziaria e industriale si affianca oggi un’esigenza ulteriore: presidiare il rischio fiscale non solo con clausole contrattuali, fondi rischi o garanzie del venditore, ma anche attraverso strumenti assicurativi evoluti.
Il tema è tutt’altro che teorico. Una cessione d’azienda, una fusione, una scissione, un conferimento, una riorganizzazione di gruppo o il trasferimento di un asset possono essere perfettamente coerenti sotto il profilo industriale e societario, ma presentare comunque profili tributari suscettibili di diversa interpretazione da parte dell’Amministrazione finanziaria. Il rischio, in concreto, è che l’Agenzia delle entrate contesti, anche a distanza di anni, il trattamento fiscale adottato dalle parti. La conseguenza può essere pesante:
- maggiori imposte,
- sanzioni,
- interessi,
- contenzioso,
- immobilizzazione di risorse,
- deterioramento dei rapporti tra acquirente e venditore
- e, nei casi più complessi, persino revisione dell’equilibrio economico dell’intera operazione.
È in questo scenario che si colloca la polizza assicurativa a copertura del rischio da accertamento fiscale, nota nella prassi internazionale come Tax liability insurance.
Come trasformare l’incertezza fiscale in rischio gestito
La funzione della polizza fiscale è chiara: trasferire all’assicuratore il rischio economico derivante da una futura contestazione tributaria collegata all’operazione. In altri termini, laddove l’Agenzia delle entrate dovesse disconoscere il trattamento fiscale applicato, contestare la qualificazione dell’operazione o rideterminare il carico impositivo, l’assicuratore interviene, nei limiti e alle condizioni previste dalla polizza, facendosi carico delle maggiori imposte, delle sanzioni e degli interessi. La polizza non elimina il rischio giuridico, ma lo trasforma in un rischio finanziariamente presidiato. È questa la sua vera forza: non promette l’assenza di contestazioni, ma consente alle parti di sapere, sin dall’origine, chi sopporterà il costo economico dell’eventuale accertamento.
Nelle prassi anglosassoni e nordeuropee tale strumento è già stabilmente inserito nella struttura delle operazioni di M&A di medio-grandi dimensioni. In Italia la sua diffusione è più recente, ma l’interesse è in crescita, anche per effetto di tre fattori convergenti: maggiore complessità normativa, intensificazione dei controlli fiscali e crescente sofisticazione delle operazioni societarie.
Il premio assicurativo, soggetto all’imposta sulle assicurazioni, prevista per la tutela legale con aliquota del 12,50%, rappresenta un costo iniziale dell’operazione. Tuttavia, nelle transazioni di un certo rilievo, tale costo può risultare ampiamente giustificato rispetto al beneficio ottenuto: certezza, protezione patrimoniale, maggiore bancabilità della struttura e riduzione delle frizioni negoziali.
Perché serve davvero?
La polizza fiscale non è soltanto uno strumento difensivo. È anche una leva negoziale. In molte operazioni straordinarie, infatti, il rischio fiscale diventa il punto di attrito tra le parti. Il venditore ritiene corretta la struttura adottata e non vuole rimanere esposto per anni a possibili passività post-closing. Il compratore, al contrario, teme che una futura contestazione possa ricadere sul veicolo acquisito o compromettere il valore dell’investimento. Da qui nascono richieste di indemnity, escrow account, aggiustamenti prezzo, garanzie rafforzate, fondi rischi o trattenute sul corrispettivo. Tutti strumenti utili, ma spesso idonei a rallentare o irrigidire la trattativa. La polizza fiscale consente invece di isolare il rischio, attribuirgli una copertura economica e rimuoverlo dal cuore del negoziato. In questo senso può diventare lo strumento che permette di chiudere un’operazione che, diversamente, rischierebbe di arenarsi.
Rischi fiscali: così le polizze assicurative tutelano le operazioni straordinarie
Quando la polizza fiscale diventa strategica
Ci sono situazioni in cui la valutazione di una copertura assicurativa fiscale non è solo opportuna, ma strategica. Il primo caso riguarda le operazioni che presentano incertezze interpretative rilevanti. Si pensi alla qualificazione fiscale di una cessione d’azienda rispetto a una cessione di singoli asset, al trattamento delle imposte indirette, alla corretta applicazione dell’imposta di registro o dell’Iva, oppure alla natura di determinati componenti reddituali. Il secondo ambito è quello delle plusvalenze, soprattutto nelle operazioni complesse, nei trasferimenti di partecipazioni, nelle riorganizzazioni propedeutiche alla vendita o nei conferimenti seguiti da cessione. In questi casi, la linea di confine tra legittimo risparmio d’imposta e contestazione dell’Amministrazione può essere sottile. Un terzo terreno particolarmente delicato è quello dell’abuso del diritto. L’art. 10-bis della legge n. 212/2000, Statuto dei diritti del contribuente, attribuisce rilievo alle operazioni prive di sostanza economica che, pur rispettando formalmente le norme tributarie, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti. La stessa norma, tuttavia, esclude l’abusività quando l’operazione sia giustificata da valide ragioni extrafiscali, anche di ordine organizzativo o gestionale, rispondenti a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa. La polizza fiscale può coprire anche rischi connessi a contestazioni di questo tipo, sempre che il rischio sia stato adeguatamente rappresentato, analizzato e ritenuto assicurabile in fase di underwriting.
Ulteriori ambiti riguardano i prezzi di trasferimento nei gruppi internazionali, le riorganizzazioni infragruppo, i trasferimenti transfrontalieri, le strutture holding, le operazioni immobiliari e i casi in cui vi siano posizioni fiscali note, difendibili, ma non del tutto immuni da possibili rilievi.
Nelle operazioni M&A si parla spesso di polizze Warranty & Indemnity. Tali coperture assicurano il rischio derivante dalla violazione di dichiarazioni e garanzie rese dal venditore nell’ambito del contratto di acquisizione. In una struttura ben costruita, i due strumenti possono convivere. La W&I copre il perimetro generale delle garanzie; la polizza fiscale presidia il rischio tributario specifico che potrebbe altrimenti bloccare il negoziato o generare un significativo sconto prezzo.
Un presidio anche per banche, investitori e organi societari
Per una banca, un rischio fiscale non presidiato può incidere sulla bancabilità dell’operazione, sulla capacità prospettica di rimborso e sulla valutazione complessiva del merito creditizio. Per un fondo di private equity, può riflettersi sul rendimento atteso dell’investimento e sulla futura exit. Per gli amministratori, può costituire un presidio di corretta gestione del rischio, soprattutto laddove l’operazione presenti profili tributari complessi. In questo senso la polizza assume anche una valenza di governance.
Articolo di Francesco Sbraletta14/06/2026 - Italia Oggi 15/06/2026
